martedì 17 luglio 2007

Lo strano Occidente di alcuni europei



Il ministro degli Esteri italiano critica l’Occidente che non vuole trattare con Hamas. «È una forza popolare che ha vinto elezioni democratiche, con questo atteggiamento si fa un regalo ad Al Qaeda», sentenzia oggi dalle colonne del Corrierone. E aggiunge che «con il boicottaggio l’Occidente non dà una straordinaria prova di democrazia». Bene. Cominciamo dall’inizio con una precisazione: anche il nazismo raggiunse il potere tramite elezioni democratiche. Lo sappiamo bene che non bastano le procedure democratiche per creare istituzioni democreatiche. Però vogliamo raccogliere la provocazione di D’Alema e chiedergli a che Occidente (o accidente) si riferisce. Perché in quella polveriera non è con la concertazione che si può risolvere nulla. Fassino e D’Alema affermano che sedersi ad un tavolo è già un riconoscimento fra le parti. Usano un linguaggio utile per le contrattazioni sindacali o per il levantinismo dei palazzi romani che è poco imparentato con la realtà. Hamas può anche sedersi al tavolo ma il suo obiettivo dichiarato è cancellare Israele. Oggi è un obiettivo meno presuntuoso di un tempo visto che la pax americana in Medio Oriente è traballante e l’alternativa asiatica è dietro l’angolo. Basta saper aspettare. Se questa fosse la prospettiva allora D’Alema avrebbe cento, mille ragioni per impantanare il dialogo su tavoli inutili quanto pericolosi. Perché pericolosi? Perché quando tratti e un contraente bara – riprende l’azione violenta, ad esempio – tu paghi un prezzo in credibilità rispetto al tuo Paese e indebolisci la causa «moderata». Ogni apertura europea, anche formale, anche semplicemente sotto le spoglie di comprensione politica, rischia di alimentare la convinzione che ci siano alleati lungo la strada della violenza. Indipendentemente dai comportamenti corretti o sleali. Massimo D’Alema è figlio di una tradizione culturale che fa della «ragion di Stato» la quintessenza della politica, anche negli affari esteri. Slega l’etica delle persone da quella degli Stati e non giudica i comportamenti per come banalmente si presentano. Gli Usa da Jefferson fino a Wilson – con l’unica eccezione di Theodore Roosvelt – a Clinton e Bush Jr non distinguono la morale dei singoli individui da quella degli Stati, entrambi devono essere giudicati da una prospettiva unica. Dimostrano così d’essere figli di una cultura democratica più matura, meno oligarchica e meno polverosa di quella che contraddistingue molte cancellerie europee e la Farnesina. Il modello angloamericano di diplomazia caratterizza in parte anche Israele perchè condivide un’importante matrice etica di origine culturale (molti di questi temi sono trattati nel libro «La difesa dell’Occidente» Edizioni Liberal di Pierre Chiartano con prefazione di Renzo Foa). Questa doppia misura, da cui deriva un doppio linguaggio, provoca danni enormi e incomprensioni straordinarie. Se caliamo questa realtà nella già complicatissima situazione mediorientale il disastro è servito. Non mettiamo in dubbio la «serietà» di Hamas, ma aggiungiamo che anche i nazisti delle SS erano gente «seria e onesta» con buona pace delle bizzarrie che D’Alema legge nel «suo» Occidente.

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