martedì 26 giugno 2007

La verità in Medio Oriente



Al Qaeda offre un patto ad Hamas, forse questo è un primo segnale che gli accordi di Sharm stanno producendo qualcosa, perchè costringono i terrorismo a rilanciare. «Ex malo bonum» direbbe sant’Agostino per descrivere il raggio di luce che s’intravede nelle tenebre del martoriato Medio Oriente e la politica europea dovrebbe svegliarsi dall’overdose razionalista e raccogliere un testimone che gli Usa da tempo gli porgono. Qualche segnale anche nella sinistra italiana – escludendo Massimo D’Alema – sembra muoversi, tanto che Piero Fassino dichiarava – ieri sera ad un incontro organizzato dal Keren Kayemet Le Israel - che «finché l’Europa applicherà le categorie della razionalità astratta (sulle vicende mediorientali) non capirà Israele e la sua diffidenza verso i governi europei». Insomma il governo di Gerusalemme, come il popolo israeliano, temono di essere lasciati soli dall’Europa, come è già successo 60 anni fa. «Dobbiamo aiutare i mujaheddin palestinesi, che sono quelli di Hamas», dichiara Al Zawahiri che punta ad una nuova stagione di violenza. Ma anche nel mondo dei media arabi qualcosa sta cambiando se - come CL ha già scritto nel post de 16/06 «Chi ama i palestinesi?» - il direttore di Al Arabya dichiarava: «la nostra pervicacia nel tenere confinati i palestinesi nei campi come degli animali, per poter mantenere vivo il problema è forse un crimine peggiore di quello compiuto da Israele (…) che può permettersi di affermare di trattarli meglio dei loro fratelli arabi». Che la questione palestinese sia solo un pretesto, naturalmente, viene sottolineato anche da parte israeliana. «Il problema è concettuale , non riguarda lo scambio di territori altrimenti lo avremmo già risolto ieri. l'obiettivo è solo distruggere Israele per costruire il Califfato», è l’analisi, senza perifrasi, di Elazar Cohen, ministro consigliere dell’Ambasciata d’Israele in Italia. Le soluzioni non mancano rispetto ad un quadro angosciante per il futuro del MO e dell’Europa tutta, ma tutte passano da «una vittoria dell’Islam moderato». La situazione libanese poi è la chiave dell’incapcità erupea di svolgere un ruolo, che potenzialemnte posside, ma che non riesce ad esprimere al di fuori di una pericolosa astrattezza. Un pericolo che era stato evidenziato già da tempo e che può essere stigmatizzato dal contenuto di uno dei paragrafi del libro di Pierre Chiartano che potete leggere di seguito.
Tratto dal libro «La difesa dell’Occidente» di Pierre Chiartano con prefazione di Renzo Foa (edizioni Liberal) ppgg 184-187
«La grande attività diplomatica del governo italiano è ambivalente. Può essere una porta aperta verso il dialogo e la decompressione, sia pur momentanea, di molte tensioni, oppure il cavallo di Troia per tentare un colpo di mano diplomatico, militare e politico. Come? Ipotizziamo. Col nuovo anno, come suggerito dai «fuori onda» di Chirac, Hezbollah riprende a muoversi. Se il contingente e gli stati che lo sostengono non sapranno muoversi rapidamente ed efficacemente porteranno Israele a reagire. Militarmente saremmo ostaggi sul terreno, politicamente resteremmo impiccati a qualsiasi proposta di mediazione che venga dall’Iran, da Hezbollah, anche da Hamas che già sulla vicenda delle dichiarazioni Pontefice si è proposta come interlocutore. Nelle ultime settimane si è avuto un arretramento sensibile, almeno si è reso palese, della parte moderata - se esiste – dei governi islamici. L’ultrafondamentalismo lo sente, lo registra, lo sfrutterà politicamente e sul terreno del terrorismo. Non facciamoci illusioni schiaccerà sicuramente il piede sull’acceleratore. Gli Stati Uniti cosa hanno in mano per rispondere? Un apparato militare, pur in crisi di fondi, formidabile, ma sempre meno efficace rispetto al confronto asimmetrico messo in atto. Una macchina diplomatica che oggi conta molto sul ruolo dell’Europa ma che , anche dopo la sconfitta del partito del presidente Bush alle elezioni di mid-term, non cambierà la rotta in politica estera, se non per alcuni aspetti marginali. L’Europa cosa potrebbe fare? Niente, in caso la crisi dovesse precipitare, perchè è debolissima politicamente e perchè, probabilmente si lavorerà per renderla ancora più fragile. E forse, ripetiamo forse, saranno proprio i rapporti allacciati in queste settimane dall’Italia ad impedirle di dare subito un segnale forte, univoco e credibile».

2 commenti:

S.R. Piccoli ha detto...

Molto interessante e utile a raccapezzarsi in questa intricatissima materia. Saluti
(wrh)

Pierre Chiartano ha detto...

@ Rob. Grazie e ricambio i complimenti per il tuo blog che vedo ha molti post in inglese. : )